Cos’è l’educazione sessuo-affettiva e perché è importante?
Nel parlare di sessualità, le persone di solito sentono un po’ di disagio o un po’ di difficoltà.
Tutto normale.
Queste tematiche, infatti, instillano in noi un certo pudore: dopotutto, stiamo parlando di qualcosa che ha a che fare con la nostra intimità, il nostro corpo, i nostri valori, le nostre paure, i nostri desideri.
Proprio perché viene vissuta come qualcosa di interiore, viene da parlarne poco. La si nasconde.
Il problema è che, così, alimentiamo un tabù su una sfera di vita che è essenziale per il nostro benessere fisico e psicologico. E le conseguenze sono evidenti, sia a livello personale che a livello sociale.
Ma osserviamo bene.
La sessualità non è solo il sesso nel privato. È una dimensione relazionale, molto ampia, che appartiene al nostro quotidiano: riguarda come mi vesto, come curo i miei organi genitali, come esprimo le mie emozioni, come parlo con una persona che percepisco attraente, come vengo trattato o trattata in base al mio genere.
Comprendere queste sfaccettature e dinamiche aiuta moltissimo nella consapevolezza di sé, motivo per cui essere educati alla sessualità e all’affettività è importante.
Ed ecco un altro punto fondamentale: la nostra esperienza personale della sessualità non coincide con la sessualità in generale. Ognuno di noi cresce con mentalità ed esempi sessualmente connotati diversi da quelli degli altri. Viviamo esperienze corporee e sentimentali diverse.
Ogni nostra esperienza è significativa per noi, ma non è lo standard di tutte e tutti. La variabilità è immensa.
Una cornice educativa che ci guidi e ci districhi in questa bellissima complessità, quindi, è imprescindibile.
Che cos’è la Comprehensive Sexuality Education (CSE)
La Comprehensive Sexuality Education (CSE) è un approccio di educazione sessuale curriculare e progressivo, basato sulle evidenze scientifiche. Il suo scopo è di permettere a bambini e bambine, ragazze e ragazzi di acquisire conoscenze, atteggiamenti, competenze e valori che favoriscano la salute, il benessere e il rispetto sessuale di sé e degli altri.
Promossa attraverso linee guida internazionali elaborate da UNESCO, OMS, UNICEF, UNFPA, UN Women e UNAIDS, la CSE è stata sviluppata affinché i contenuti e le modalità degli argomenti trattati vengano affrontati nel rispetto dell’età, dello sviluppo specifico e del contesto delle e dei destinatari.
Ha otto macro-obiettivi tematici, introdotti progressivamente nell’arco della crescita, partendo da argomenti e attività basiche e semplici, per arrivare a conoscenze e competenze più avanzate e complesse in tarda adolescenza:
- relazioni: famiglia, amicizia, amore, rispetto, inclusione, comunicazione, genitorialità;
- diritti e valori umani: diritti e responsabilità, cultura, rispetto per la diversità;
- Parità di genere: norme, stereotipi, discriminazione e pregiudizi, violenza di genere;
- Consenso e sicurezza: privacy, integrità fisica, riconoscimento e segnalazione di abusi, sicurezza digitale;
- Competenze per la vita: capacità decisionali, comunicazione, negoziazione, alfabetizzazione mediatica e digitale, ricerca di aiuto e accesso al supporto;
- Sviluppo umano: anatomia, fisiologia, pubertà – inclusi mestruazioni e salute mestruale, riproduzione, fertilità, immagine corporea;
- sessualità: sviluppo sessuale, identità e comportamento;
- Salute sessuale e riproduttiva: contraccezione, gravidanza, HIV e infezioni sessualmente trasmissibili (IST), riduzione dello stigma, servizi e assistenza sanitaria a misura di adolescente.
Comprehesive, quindi, indica un’educazione multidimensionale, che abbraccia la trasversalità del concetto di sessualità, sul piano fisico, cognitivo, emotivo e sociale.
Ma la CSE porta davvero benefici a ragazzi e bambini?
La CSE è basata su rigorose evidenze scientifiche [link], che hanno dimostrato che programmi di educazione sessuale di alta qualità, ben implementati, contribuiscono a:
- ritardare l’inizio dei rapporti sessuali e ridurne la frequenza in determinati contesti;
- ridurre i comportamenti sessuali a rischio;
- ridurre il numero dei partner sessuali;
- aumentare l’uso di preservativi e di altri contraccettivi.
Emblematico, in questo senso, è il caso della Finlandia.
L’educazione sessuale nel Paese scandinavo entrò come materia scolastica obbligatoria nel 1972 e lo è tuttora. Nel 1994, però, vi fu un periodo di otto anni in cui essa fu resa opzionale, contemporaneamente a una forte riduzione della spesa pubblica per i servizi sanitari e alla decentralizzazione dell’istruzione. Ciò che si osservò nella popolazione, subito dopo, fu un incremento dei primi rapporti sessuali in età precoce – soprattutto nelle ragazze –, una diminuzione nell’uso del preservativo e un aumento dei casi di clamidia e di ricorso all’IVG1 in età adolescenziale. Una concorrenza di elementi interessante, no?
La situazione italiana
Anche in Italia, sebbene siamo ancora agli albori, abbiamo alcuni dati interessanti che riportano risultati soddisfacenti nell’implementazione della CSE.
Un’indagine nazionale [link], condotta dal 2016 al 2020, evidenzia come i programmi che si avvicinano maggiormente alla CSE rafforzino non solo le conoscenze, ma anche le competenze per la salute e il benessere sessuale.
Un’ulteriore ricerca, promossa dal Ministero della Salute attraverso il progetto EduForIST [link], ha dimostrato che la CSE, oltre ad essere stata recepita con elevata soddisfazione tra le e i partecipanti, ha incrementato le loro conoscenze sulle infezioni sessualmente trasmissibili (IST), sugli stereotipi di genere e sull’importanza dell’empatia e del consenso.
Bisogna comunque prestare attenzione
Vi è un aspetto che, sebbene appaia ovvio, nella realtà non è propriamente garantito.
I programmi di educazione affettiva e sessuale effettuati non sono tutti efficaci allo stesso modo. Affinché ciò avvenga, è fondamentale che siano progettati e condotti da professionisti con formazione e competenze specifiche – in Italia, prevalentemente psicologi e medici – che siano aggiornati con le evidenze scientifiche, sappiano lavorare con le diverse fasce d’età e utilizzino metodologie coerenti con gli obiettivi dell’intervento, seguendo gli Standard per l’educazione sessuale in Europa in linea con la CSE.
A quanto sopra, si sottolinea l’importanza dell’uso di metodologie partecipative e di materiali inclusivi, di un’attenta progettazione e valutazione degli interventi e del coinvolgimento di famiglie e insegnanti. Il supporto esterno è, infatti, fondamentale per la buona riuscita della CSE.
Le difficoltà d’implementazione in Italia
Non scrivo nulla di nuovo quando evidenzio, purtroppo, che la situazione italiana è il fanalino di coda europeo quando si tratta di educazione sessuale.
Distribuita a macchia di leopardo nel territorio [link], uno dei problemi principali è l’esiguo numero di ore che le viene dedicato. Nonostante i significativi miglioramenti nel corso dei decenni, l’applicazione metodologica degli interventi è ancora molto disomogenea: molti di essi, infatti, si concentrano soprattutto sulla prevenzione delle IST, senza adottare un approccio realmente comprensivo.
L’educazione sessuale in Italia incontra, inoltre, forti ostacoli di natura culturale, religiosa e politica, che portano la popolazione a non volerne approfondire la conoscenza. E l’assenza di familiarità con i suoi contenuti non fa altro che alimentare pregiudizi e rappresentazioni distorte di ciò che essa è nella realtà.
Vi riporto una mia esperienza personale.
In occasione di un ciclo di ben due incontri da due ore ciascuno che feci con una mia collega presso un I.C. in Veneto, alla presentazione dei contenuti ci venne chiesto di non affrontare il tema dell’orientamento sessuale. E quando fu l’ora di rispondere alle domande anonime di ragazzi e ragazze, venne mostrata una certa esitazione nel portare avanti l’attività in gruppo, nonostante le domande emerse, come quella sulla masturbazione, fossero arrivate direttamente dai partecipanti.
È un esempio piccolo, ma significativo: quanto più una tematica è percepita come difficile o controversa, tanto più il rischio è che venga evitata proprio quando andrebbe affrontata in uno spazio competente e sicuro.
Cosa NON È la Comprehensive Sexuality Education
Alla luce di ciò, desidero elencare i brutti miti da sfatare una volta per tutte sull’educazione sessuale.
L’educazione sessuale, e ancor più la CSE, non è:
- insegnare a bambine e bambini a fare sesso;
- incoraggiare comportamenti sessuali precoci o promiscui;
- sostituire la famiglia e i suoi valori;
- parlare indistintamente di tutto a tutte le età;
- un intervento basato sulle opinioni personali del singolo educatore;
- “rendere” omosessuali i figli maschi (risulta essere una preoccupazione e, anche, dilagante; parlare di orientamento sessuale o di diversità non ha mai modificato l’orientamento sessuale di nessuno);
- pornografia mascherata da educazione sessuale.
La CSE promuove, al contrario, informazioni accurate e adeguate all’età, competenze relazionali, rispetto, consenso, autonomia, sicurezza e capacità di prendere decisioni consapevoli, come abbiamo ampiamente visto dai paragrafi precedenti [link].
L’educazione sessuale come una joint-force
L’unione fa la forza, come non mai.
Una parte della popolazione afferma che l’educazione sessuale dovrebbe essere responsabilità unicamente della famiglia. Tuttavia, sebbene esso sia un contesto fondamentale per la determinazione del proprio stile relazionale e per lo sviluppo della propria sessualità, non può essere l’unico:
- molti genitori e adulti di riferimento non hanno ricevuto una buona educazione sessuo-affettiva e possono avere delle importanti lacune in merito;
- si sentono imbarazzati e non sanno quali parole utilizzare;
- non sanno di preciso cosa sia appropriato per età;
- sovrappongono la propria esperienza con quella dei figli.
Ecco perché famiglia, scuola ed enti territoriali non dovrebbero essere lasciati a loro stessi, ma fare squadra, possedendo funzioni complementari e in virtù del loro ruolo essenziale nella rete di supporto all’educazione alla sessualità, all’affettività e alle relazioni, affinché essa risulti efficace e di qualità.
L’OMS raccomanda proprio che la CSE sia inserita nei percorsi educativi e che i messaggi siano rinforzati da genitori, caregiver e comunità.
Una buona educazione alla sessualità non mette in competizione scuola e famiglia, ma le unisce.
In conclusione, la CSE è un approccio efficace, completo e organico: NON è solo “parlare di sesso”
La sessualità è una dimensione dell’essere umano che è per certi aspetti molto semplice e, al contempo, meravigliosamente complessa.
L’informazione che arriva oggigiorno a ragazze e ragazzi su sessualità, sentimenti e relazioni, però, è spesso frammentaria, poco affidabile e basata su modelli standardizzati; inoltre, l’esperienza personale di un adulto non è sufficiente come loro unica base educativa.
La Comprehensive Sexuality Education, invece, riconosce nella diversità una ricchezza, punto di forza per il benessere collettivo e individuale.
Bambini e bambine, ragazzi e ragazze meritano una prevenzione sicura e inclusiva, fatta su misura per il loro. Perché parlare di relazioni, confini, consenso, corpo e sicurezza è essenziale per il nostro benessere e aiuta a riconoscere e affrontare i disagi prima che questi rischino di strutturarsi in condizioni poi complicate da risolvere.
Una società che sa parlare di sessualità è una società che sana.
- IVG: interruzione volontaria di gravidanza ↩︎
